Rifugio Levi-Molinari - info@rifugiolevimolinari.it , tel. 0122 58241 (rifugio), 339/4269402 – 339/5004191

escursioni


Anello di Romean: Grange della Valle – Passo Clopacà – Cima del Vallone – Pertus di Colombano Romean – Grange Clot di Brun – Grange della Valle
Dislivello in salita: m. 901 con qualche saliscendi
Difficoltà: E – con un tratto esposto di difficoltà EE
Tempo necessario: 6,30 ore
Periodo consigliato: luglio/ottobre da evitare in caso di innevamento
Realizzato grazie alla collaborazione della Scuola di Escursionismo Mentigazzi.
altre escursioni

Gli allievi della scuola durante il corso base di escursionismo hanno abbinato alle lezioni teoriche una parte “pratica” aiutandoci a ripristinare questo itinerario assai pregevole.
Scesi dal Rifugio lungo la carrareccia, in corrispondenza di un piccolo ponticello di pietra che fa da guado (1815 m) si indiviuda a E un segnavia rosso-bianco-rosso su un grosso masso in mezzo ai larici. Si segue la carrareccia in direzione N fino alla bergeria “Alpe Galambra”: seguire i segnavia bianco-rossi passando nella proprietà con discrezione e dirigendosi verso la parte posteriore della casa dove sono i recinti per gli ovini.
Passata la bergeria, il sentiero si fa un po' più ripido entrando in un bel bosco di larici.
Si oltrepassa un punto di raccolta di acqua (1895 m); il sentiero prosegue lungo tornanti che fanno guadagnare rapidamente quota fino ad uscire dal bosco di larici in un ampio pascolo (2045 m) (segnavia bianco-rossi).
Ometti e segnavia conducono fino ad un altro evidente ometto (2075 m) a metà circa del pascolo, sulla sinistra, da dove prosegue il sentiero nella parte che sale con ampi traversi fino al Passo Clopaca.
Dal passo Clopaca alla vetta del Clopaca che curiosamente è più bassa, da qui si prosegue per tracce lungo la dorsale che porta alla Cima del Vallone. Da cui si raggiunge la località Grange Thuille.
Da qui si percorre il buco di Colombano Romean lungo l'itinerario già descritto.


Monte Chabriére
Altezza: m. 2.400
Dislivello dal Rifugio: m. 550
Difficoltà: E
Tempo necessario: 2 ore
Periodo consigliato: giugno/ottobre
altre escursioni

E' forse tra le escursioni più “tranquille” della Conca Galambra. Consigliata per le famiglie e per chi vuole scoprire senza tante ore di marcia un ambiente montano che offre dei bellissimi scorci di paesaggio e che può offrire anche la possibilità di avvistare camosci, cervi, caprioli e con un po' di fortuna il lupo. Bellissimo il panorama che offre la cima. Il sentiero ben segnalato (la prima parte ha la segnaletica del sentiero-balcone) parte proprio dietro al Rifugio, attraversando dapprima un boschetto di larici e proseguendo sulla sinistra con una serie di tornanti al margine di una bastionata rocciosa al termine dei quali è visibile la “Croce del Finanziere” (chiamata così in ricordo di una Guardia alla Frontiera lì morta) Proseguendo per il sentiero la cui pendenza si addolcisce si attraversano magri pascoli e pietraie si arriva al Clot delle Selle e a questo punto bisogna – seguendo l'indicazione – proseguire a sinistra seguendo la pietraia verso la rampa che porta al Colletto Chabrière. Una volta raggiunta la cresta, trascurando le tracce di sentieri che scendono sul versante opposto si continua a sinistra sulle tracce lungo la dorsale. Vi sono dei ruderi militari e segni di trinceramenti e una croce alla base della quale vi è un libro di vetta dove si può lasciare la propria firma e pensiero. Guardando verso la Valle Susa si notano i ruderi militari della Casses Blanche sulla destra raggiungibili tramite sentiero a mezza costa dalla vetta dello Chabrière

Discesa: segue l'itinerario della salita oppure si può fare un percorso ad anello che toccando le Grange Soutul porta alle Grange Selle Marre (situate lungo la strada provinciale di accesso alle Grange della Valle). Per effettuare questo giro bisogna ridiscendere lungo una mulattiera militare che con ampi tornanti porta ad un rio (talvolta secco, non utilizzarlo per la discesa) e seguendo un sentiero tracciato con vernice rossa si percorre un lungo tratto in mezza costa e si scende nel bosco. Una volta giunti alle baite si raggiunge la strada provinciale e da qui Grange della Valle e a breve il Rifugio.


Lago delle Monache
Altezza: m. 2561
Dislivello dal Rifugio: m. 711
Difficoltà: E
Tempo necessario: 2,30 ore
Periodo consigliato: giugno/ottobre
altre escursioni

Una gita classica del nostro vallone. E' preferibile effettuare questa escursione ad inizio stagione perchè già a luglio il lago è pressoché asciutto. Una leggenda locale racconta che in realtà il Lago delle Monache all'inizio era posto nei pressi del Rifugio nelle vicinanze del Laghetto degli Uccelli. Il Lago era una meta delle gite per le Monache che vivevano nella borgata di Fenils ma anche meta dei militari che occupavano il Rifugio. Una notte, un angelo del Signore proprio per evitare la promiscuità che questi incontri andavano creando, decise di spostare il Lago delle Monache nella posizione attuale.
Il sentiero ben segnalato (la prima parte ha la segnaletica del sentiero-balcone) parte proprio dietro al Rifugio, attraversando dapprima un boschetto di larici e proseguendo sulla sinistra con una serie di tornanti al margine di una bastionata rocciosa al termine dei quali è visibile la “Croce del Finanziere” (chiamata così in ricordo di una Guardia alla Frontiera lì morta) Proseguendo per il sentiero la cui pendenza si addolcisce si attraversano magri pascoli e pietraie si arriva al Clot delle Selle e a questo punto bisogna – seguendo l'indicazione – proseguire a destra. Da qui si procede in una specie di vallone, si supera una sella e si arriva al Lago delle Monache, già individuabile dal basso per la presenza dei resti di una teleferica .

Discesa: lungo l'itinerario della salita.


Lago Galambra / Passo Galambra / Bivacco Sigot
Altezza: m. 3078 / 2972 / 3090
Dislivello dal Rifugio: m. 1240
Difficoltà:E ( inizio stagione probabili nevai nella parte finale)
Tempo necessario: 3-3,30 ore
Periodo consigliato: giugno-ottobre
altre escursioni

Il sentiero ben segnalato (la prima parte ha la segnaletica del sentiero-balcone) parte proprio dietro al Rifugio, attraversando dapprima un boschetto di larici e proseguendo sulla sinistra con una serie di tornanti al margine di una bastionata rocciosa al termine dei quali è visibile la “Croce del Finanziere” (chiamata così in ricordo di una Guardia alla Frontiera lì morta). Proseguendo per il sentiero la cui pendenza si addolcisce si attraversano magri pascoli e pietraie si arriva al Clot delle Selle e a questo punto bisogna – seguendo l'indicazione per il Lago delle Monache – proseguire a destra. Da qui si procede in una specie di vallone, si supera una sella e si arriva al Lago delle Monache (m. 2561) Si passa quindi sul colletto a sinistra della cima e poi si scende leggermente per attraversare il Vallone di Galambra e risalire l'opposto versante, passando sotto le rocce del Gros Beuri e ritornando verso il fondo del vallone giungendo infine fino alla conca del Lago Galambra (m.2990 ) ormai ridotto a causa del ritiro dei ghiacciai. Volendo proseguire fino al passo dal lago si piega leggermente sulla sinistra e, per detriti e nevai,residui del ghiacciaio della Galambra, si raggiunge il Passo Galambra (m. 3050) situato tra la punta omonima e il Roc Peirous ( o Truc Peyron).

Discesa: segue l'itinerario della salita ( è possibile effettuare una traversata fino alle Grange della Val Fredda)


Cima del Vallonetto / Roc Peirous ( o Truc Peyron)
Altezza: m. 3222 / 3189
Dislivello dal Rifugio: m. 1372
Difficoltà: E – EE ultimo tratto
Tempo necessario: 4-4,30 ore
Periodo consigliato: giugno - ottobre
altre escursioni

Il percorso che porta alla Cima del Vallonetto passando per il Vallone Galambra è sicuramente molto vario e piacevole e permette di raggiungere un punto altamente panoramico. E’ possibile abbinare a questa gita anche la salita del Roc Peirous, vicino e agevole da raggiungere. Il sentiero ben segnalato (la prima parte ha la segnaletica del sentiero-balcone) parte proprio dietro al Rifugio, attraversando dapprima un boschetto di larici e proseguendo sulla sinistra con una serie di tornanti al margine di una bastionata rocciosa al termine dei quali è visibile la “Croce del Finanziere” (chiamata così in ricordo di una Guardia alla Frontiera lì morta). Proseguendo per il sentiero la cui pendenza si addolcisce si attraversano magri pascoli e pietraie si arriva al Clot delle Selle e a questo punto bisogna – seguendo l'indicazione per il Lago delle Monache – proseguire a destra. Da qui si procede in una specie di vallone, si supera una sella e si arriva al Lago delle Monache (m. 2568 ). Si passa quindi sul colletto a sinistra della cima e poi si scende leggermente per attraversare il Vallone di Galambra e risalire l'opposto versante, passando sotto le rocce del Gros Beuri e ritornando verso il fondo del vallone giungendo infine fino alla conca del Lago Galambra (m. 2990) ormai ridotto a causa del ritiro dei ghiacciai. Volendo proseguire fino al passo dal lago si piega leggermente sulla sinistra e, per detriti e nevai, si raggiunge il Passo Galambra (m. 3050 ) situato tra la punta omonima e il Roc Peirous ( o Truc Peyron). Proseguendo sempre tra detriti e nevai si raggiunge il passo del Vallonetto (m. 3166 ), da cui si segue la facile e larga cresta detritica fin sotto la punta Nord-Est. A questo punto bisogna seguire una traccia che taglia il versante Sud-Est proprio sotto i torrioni della cresta. Giunti ad un intaglio, si sale in direzione Sud-Ovest per rocce rotte fin sul torrione terminale (m. 3222, 45 minuti). Dall'intaglio sotto la punta si arriva in breve al ricovero-bivacco. Dal passo del Vallonetto in pochi minuti si sale la facile cresta Sud-Ovest del Roc Peirous (m. 3189).

Discesa: lungo l'itinerario di salita. Dal Roc Peirous è però più conveniente scendere direttamente al passo Galambra.


Cime del Fourneaux
Altezza:m. 3154 / 3110 / 3059
Dislivello dal Rifugio: m. 1314
Difficoltà: E –EE (ultimo tratto in cresta)
Tempo necessario: 4 ore
Periodo consigliato:luglio ottobre
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Il sentiero ben segnalato (la prima parte ha la segnaletica del sentiero-balcone) parte proprio dietro al Rifugio, attraversando dapprima un boschetto di larici e proseguendo sulla sinistra con una serie di tornanti al margine di una bastionata rocciosa al termine dei quali è visibile la “Croce del Finanziere” (chiamata così in ricordo di una Guardia alla Frontiera lì morta). Proseguendo per il sentiero la cui pendenza si addolcisce si attraversano magri pascoli e pietraie si arriva al Clot delle Selle e a questo punto bisogna – seguendo l'indicazione per il Lago delle Monache – proseguire a destra. Da qui si procede in una specie di vallone, si supera una sella e si arriva al Lago delle Monache (m. 2568). Si passa quindi sul colletto a sinistra della cima e poi si scende leggermente per attraversare il Vallone di Galambra e risalire l'opposto versante, passando sotto le rocce del Gros Beuri e ritornando verso il fondo del vallone. Ci si tiene quindi sulla destra e si raggiungono le tre cime in linea sulla cresta detritica (Cima Meridionale m. 3059, Cima Centrale m. 3110, Cima Settentrionale m. 3154) . Volendo si può proseguire lungo la cresta per raggiungere senza difficoltà la vetta del Sommellier.

Discesa: lungo l'itinerario di salita.


Punta Sommeiller
Altezza: m. 3333
Dislivello dal Rifugio:m. 1483
Difficoltà: E
Tempo necessario: 5 ore
Periodo consigliato: luglio ottobre
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Il nome ricorda Germano Sommeiller, l'ingegnere che diresse e progetto il lavori per il traforo ferroviario del Frejus. E' una delle vette più ambite della Val di Susa, raggiunge i m. 3333 di quota ed è inserita in uno splendido contesto roccioso e glaciale nonostante il ghiacciaio omonimo si sia di molto ridotto. La cima rientra nell'elenco delle punte più ambite della Valle di Susa questo perchè è inserita in un bellissimo contesto roccioso e glaciale e la sua salita al versante sud è relativamente semplice, anche ad inizio stagione quando troviamo molta neve nei canaloni, in quanto i pendii non sono ripidi. Pur essendo una delle più importanti cime della valle la punta Sommeiller rimane nascosta e la sua mole non è visibile da nessun luogo del fondovalle. Il sentiero ben segnalato (la prima parte ha la segnaletica del sentiero-balcone) parte proprio dietro al Rifugio, attraversando dapprima un boschetto di larici e proseguendo sulla sinistra con una serie di tornanti al margine di una bastionata rocciosa al termine dei quali è visibile la “Croce del Finanziere” (chiamata così in ricordo di una Guardia alla Frontiera lì morta). Proseguendo per il sentiero la cui pendenza si addolcisce si attraversano magri pascoli e pietraie si arriva al Clot delle Selle e a questo punto bisogna – seguendo l'indicazione per il Lago delle Monache – proseguire a destra. Da qui si procede in una specie di vallone, si supera una sella e si arriva al Lago delle Monache (m. 2568). Si passa quindi sul colletto a sinistra della cima e poi si scende leggermente per attraversare il Vallone di Galambra e risalire l'opposto versante, passando sotto le rocce del Gros Beuri e ritornando verso il fondo del vallone. Non bisogna puntare verso i passi dei Fourneaux ma seguendo la dorsale sinistra oppure i pendii a destra, si raggiunge la vetta del Sommeiller ben identificata da un pilastrino in pietre recante un punto topografico.

Discesa: lungo l'itinerario di salita oppure in traversata fino a Bardonecchia
(per dettagli vedere la pagina dei trekking)


Bivacco Walter Blais / Colle d'ambin /Lago d'ambin
Altezza: m. 2856-2870-2600
Dislivello dal Rifugio: m. 1020
Difficoltà: E- EE ad inizio stagione
Tempo necessario: 2 ore -2,30 fino al lago
Periodo consigliato: luglio ottobre
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Il Colle d'Ambin sebbene non fosse agevole per il passaggio delle truppe in quanto impervio e impraticabile per diversi mesi l'anno, servì da collegamento rapido tra Exilles e Bramans, centri di grande importanza militare. Esso venne utilizzato dai portaordini romani che con rapidità si dovevano collegare con la mutationem della Valle dell'Arc (la valle di Modane). Ma oltre ad un “uso” militare esso fu passaggio per i valligiani di Exilles che stipulavano scambi, molti dei quali di bestiame, con i valligiani d'oltralpe. Le notizie storiche ci raccontano inoltre che i muratori di San Colombano emigravano clandestinamente attraverso questo passo e che esso fu passaggio per contrabbando di sale e di tele alla fine dell'ottocento. Ci sono notizie di un intero gregge di pecore che fu trafugato e portato in Francia attraverso il Colle d'Ambin. Esso fu anche transito “religioso”. Vi era infatti il pellegrinaggio dei parrocchiani di Exilles alla chiesa della Madonna del Charmé, nei pressi di Modane. Questa tradizione durò fino alla fine del XVIII secolo e fino al 1600 era frequente che il padre di un bambino nato morto lo portasse al Santuario della Madonna dove il sacerdote celebrava il battesimo. Con la dichiarazione dell'avvenuto battesimo il parroco di Exilles, anziché al cimitero esterno poteva dare sepoltura alla salma all'interno della chiesa parrocchiale. Dopo le casermette diroccate si prosegue sul sentiero sulla sinistra orografica tra ampi pascoli ed enormi massi oggi utilizzati per la pratica del Boulder. Giunti al Roc del Colle (m. 2371) ci si può rifornire di acqua alla fontana e proseguire fino alle “Rocce Nere” così chiamate. Di qui il sentiero diventa franoso e ripido e si inoltra in un canalino dove in stagioni fredde possono sussistere placche di neve. Senza difficoltà si giunge al Bivacco Blais, un ambiente tipicamente glaciale. Da qui si apre un anfiteatro di nevai ormai regrediti che terminano nel Lac du Fond d'Ambin che sgela generalmente a fine luglio. Dal colle Ambin si può scendere agevolmente verso ONO sul versante francese e raggiungere il laghetto.

Discesa: lungo l’itinerario di salita


Niblè / Ferrand
Altezza: m. 3.365 / 3345
Dislivello dal Rifugio:m. 1785
Difficoltà: F+
Tempo necessario: 5 ore
Periodo consigliato:
Attrezzatura consigliata: piccozza e ramponi
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Sicuramente una delle più impegnative escursioni della conca. Il ghiacciaio del Niblè sulle carte francesi è chiamato Pointe de Ferrand, mentre la punta Ferrand è chiamata Pointe Niblè e anche le quote sono invertite. Il suo nome (in patois neble) significa nebbia o nuvola. In vetta al Niblè c'è una croce e dalla sua cima la vista in una bella giornata va dalla Vanoise al Rocciamelone, dall'Assietta allo Chaberton, dal lontano gruppo Des Ecrins ai vicini ghiacciai Galambra e i Fourneaux e il Sommeiller. La cima fu raggiunta nel 1873 dal famoso W.A.B. Coolidge che con sua sorpresa trovò un ometto di uno scalatore rimasto ignoto. Dal posteggio superando la sbarra è necessario proseguire sulla strada sterrata che subito poco dopo diventa sentiero risalendo il vallone in direzione del colle che si apre davanti (Col d'Ambin). Bisogna quindi risalire il vallone tenendosi sulla sinistra orografica. Attraversato il Pian delle Marmotte si prosegue lungo il pendio meridionale del Colle d'Ambin con ripidi tornanti fino verso i 2.700 m. A questo punto si lascia la traccia del sentiero che conduce al vero Colle d'Ambin e si piega invece a destra per raggiungere un canale detritico che conduce ad un altro intaglio – il Colle d'Ambin Est (m. 2921.) nei pressi del quale si trova il Bivacco W. Blais (3 ore) Questa parte lungo il canalone, pur essendo un buon sentiero, se ancora innevato richiede prudenza in quanto molto ripido. Dal Colle si segue la cresta OSO, detritica e con tracce di sentiero, finché si arriva ad un evidente salto verticale. Portandosi a sinistra, sul versante francese, si abborda il ghiacciaio Ferrand, che si sale fino a quando diventa comodo ritornare sulla cresta. Si continua per quest' ultima, costituita da sfasciumi e roccette, senza incontrare difficoltà fino alla vetta del Niblè (1,30 ora). Volendo è possibile proseguire fino alla Punta Ferrand: l'itinerario (F+) scende al colletto a quota 3.295, aggirando sul Glacier du Ferrand due torrioni isolati. Dal colletto si risale quindi la cresta sud ovest fino alla vetta della Punta Ferrand m. 3348 (0,45 ore) A seconda dell'innevamento bisogna valutare se risalire direttamente sul ghiacciaio oppure tenersi a destra del ghiacciaio proseguendo sugli sfasciumi.

Discesa: lungo l'itinerario di salita oppure in traversata (5 ore). Scendere il ghiacciao spostandosi gradualmente verso destra fino ad uno sperone di roccia che scende dalla cima Ferrand oltrepassarlo e puntare al Colle Sud dell'Agnello (m. 3.090) da qui dapprima per un canalone di sfasciumi e poi per tracce di sentiero fino al Rifugio Vaccarone (m. 2741) Dal Vaccarone c'è un buon sentiero pressoché pianeggiante, in direzione sud, che costeggiando alla base il versante Est della Punta Ferrand e del Monte Niblè ci conduce al passo Clopaca (m. 2.750). Da qui un sentiero a tornanti, dapprima su prati ripidi e poi nel bosco, ci riporta ai posteggi nei pressi del Rifugio Levi-Molinari.


Monte Ambin
Altezza: m. 3264
Dislivello dal Rifugio: m. 1414
Difficoltà: EE
Tempo necessario: 3,30 ore
Periodo consigliato: giugno ottobre
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Vetta poco pronunciata dello spartiacque principale tra la punta Sommeiller ed il Colle d'Ambin. Viene salito normalmente insieme alla Punta Sommeiller. La sua parete nord è una delle poche salite di ghiaccio delle Alpi Cozie Settentrionali. Dal Col d’Ambin si risale l’evidente cresta detritica che unisce il colle col la punta del Sommellier senza un itinerario ben definito, evitando i salti di roccia. Per effettuare l’ascensione della parete nord dal colle, o dal bivacco, si scende sul ghiacciaio della Rudelagnera ( 45 min) per poi iniziare la salita senza percorso obbligato. Il primo tratto è il più verticale e in presenza di ghiaccio vivo può essere utile la tecnica della piolet traction, poi la pendenza si assesta sui 40 gradi fino alla vetta ( 2 ore).

Discesa: si può scendere verso il colle d’Ambin per cresta prestando attenzione ai salti di roccia oppure raggiungere la vicina vetta del Sommellier e scendere dal vallone del Galambra.


Passo Clopaca
Altezza: m. 2750
Dislivello dal Rifugio: 900
Difficoltà: E
Tempo necessario: 2- 2,30 ore
Periodo consigliato: maggio ottobre
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Leggera depressione sulla cresta spartiacque tra la Val Clarea e il Vallone del Galambra. Offre degli interessanti scorci panoramici. Rappresenta una delle vie di salita al monte Niblè ed è un punto di passaggio per raggiungere il Rifugio Vaccarone. Dal posteggio del Rifugio si ritorna per circa m. 200 in direzione Grange della Valle e da qui seguendo l'indicazione per il Rifugio Vaccarone inizia sulla sinistra una mulattiera. A breve si raggiunge una alpeggio e da qui si prosegue per una mulattiera ex militare raggiungendo una conca di pascoli con una Fontana di San Giovanni (m. 2055). Proseguendo si incontra un'altra piccola sorgente a m. 2480 circa e continuando la mulattiera inizia una lunga diagonale a destra fra il Monte Niblè e il Monte Clopaca costeggiando i ruderi di una casermetta. Si sale un breve tratto della cresta e si giunge al Passo Clopaca da dove la mulattiera inizia la discesa verso la Val Clarea.

Discesa: lungo l'itinerario di salita.


Il Pertus e i Denti di Chiomonte
Altezza: m. 1977
Dislivello dal Rifugio: m. 120
Difficoltà: E
Tempo necessario: 2 ore
Periodo consigliato: maggio ottobre
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Forse uno dei più bei tratti del Sentiero Balcone della nostra conca. Presenta un minimo dislivello anche se la passeggiata può essere impegnativa per la sua lunghezza (2 – 2.30 andata). Ottima per una gita di tutta la giornata. Affascinante la “storia-leggenda” del traforo di Colombano Romean interessantissima testimonianza di archeologia industriale con un immane opera di ingegneria idraulica. Scorci panoramici molto belli e verso maggio-giugno possibilità di vedere a poca distanza gli stambecchi mentre a settembre muniti di frontale e stivali si può attraversare il “buco” e sbucare in Val Clarea. Escursione con pochissimo dislivello. Il Pertus è un tunnel lungo circa 500 m, posto a circa m. 2000 di quota sotto la cima dei Quattro Denti di Chiomonte, che serviva a portare l'acqua del Rio Thullie – sul versante a nord nei terreni del Cels e di Ramats – sul versante sud – per l'irrigazione. La storia ci racconta che i terreni dell'indiritto erano sterili, perciò dopo numerose trattative tra gli abitanti di Cels e Ramats, il 3 ottobre del 1504 ci fu la prima convenzione con cui Exilles autorizzava Chiomonte a scavare il tunnel nel proprio territorio . Ma passarono più di venti anni prima che le comunità si accordassero e trovassero una persona disposta a scavare il tunnel. Si dà però per certo però che esistesse già un acquedotto sospeso in legno che aggirava i Quattro Denti, ma era di scarsa portata e richiedeva molte spese di manutenzione inoltre era solo utilizzabile nei mesi estivi. Ecco che allora il 14 ottobre 1526 i lavori di scavo vennero affidati a Colombano Romean, uno scalpellino originario di Chiomonte e abitante in Francia. Di lui si sa che nacque a Ramats, figlio di Giovanni Romean, emigrato per far fortuna a St. Gilles, nella diocesi di Nimes. Venne stabilito che i consorzisti dovevano fornirgli ogni mese di lavoro due semine di segale, una certa quantità di vino, oltre agli attrezzi per lo scavo, punteruoli e scalpelli, un mantice e una certa quantità di carbone. Dovettero inoltre costruirgli presso l'imbocco della galleria una capanna con un letto, una madia, una botte e fornirgli le lanterne per l'illuminazione. Il prezzo del lavoro venne fissato in 5 fiorini e 12 soldi per ogni tesa (m. 1,786) scavata nella roccia. Una delle difficoltà tecniche che dovette affrontare fu quella dell'aerazione dello scavo, l'aria probabilmente veniva immessa a forza con dei tubi di tela – come quelli usati per l'aerazione delle stive delle navi – collegati a un mantice. Il cane di Colombano faceva tutti i giorni la spola con il villaggio della Ramats per portare da mangiare al suo padrone. Colombano Romean impiegò circa 7 anni proseguendo in media di cm. 20 al giorno, ultimando il lavoro nel 1533 e qui la leggenda si intreccia con la storia. Si dice infatti che quasi al termine dei lavori, per evitare l'esborso dei 1.600 fiorini dovuti, pari a 320 scudi (si consideri che il bilancio di Chiomonte alla metà del 1500 si aggirava sui 500 scudi), egli fu avvelenato. Altro finale della storia è che Colombano morì di idropisia a causa dell'umidità e del freddo del suo lavoro sotterraneo sicuramente aiutata dall'amore per i vini che egli ebbe al termine di questo lavoro. Quello che di sicuro è rimasto è questa affascinante galleria lunga circa 500 metri , larga circa un metro e alta circa cm. 170 – 180 di più che ancora oggi fornisce di acqua i pendii del Cels e di Ramats. Se si fa l'escursione nel periodo autunnale, riuscendo ad attraversare la galleria si possono osservare ben visibili i segni dello scalpello nella roccia e ogni tanto delle nicchie che servivano per appoggiarvi le lanterne in modo da poter capire se si proseguiva in maniera corretta lo scavo. Sono inoltre scolpiti visi, croci e persino un giglio del Delfinato. Verso la fine della galleria c'è una targa del 1935 che indica l'anno in cui è stato incementato e ristrutturato quel tratto. Al termine una scala in ferro e un'uscita chiusa con una grata sollevabile con un po' di forza. E’ comodo volendo percorrere il Pertus risalire il sentiero che porta ai Denti di Chiomonte posto proprio a fianco dell’ingresso per percorrere il buco nel verso si scorrimento dell’acqua, così da controllare il suo livello e per non faticare troppo per sollevare la grata metallica. Il sentiero-balcone inizia alle Grange della Valle. Si passa vicino alla cappelleta e si attraversa il paese seguendo il sentiero mezzacosta. Bisogna quindi imboccare il sentiero che si inoltra nella lariceta nei pressi di una casa addossata ad un grosso masso. Da qui si prosegue lungo una lariceta per un sentiero ben segnato fino a raggiungere le Grange di Clot di Brun dove ci si può rifornire di acqua. Dalle Grange si prosegue lungo il sentiero sempre ben segnalato continuando il traverso-belvedere che ci permette di ammirare il Forte di Exilles e la Valle di Susa. Sempre a mezzacosta, con salita lieve costante si taglia il vallone erboso sotto la Cima del Vallone. Con un po' di fortuna ad inizio stagione maggio-giugno è facile ammirare nel tratto denominato Javelle gli stambecchi. Costeggiando gli affascinanti Denti di Chiomonte - torrioni di varia forma e dimensioni di ottima roccia calcarea si arriva in breve si arriva all'imbocco del Pertus. Unica accortezza è un po' di attenzione in questo tratto di sentiero per non scivolare lungo i traversi erbosi. Da qui se si è attrezzati e se è la giusta stagione si può attraversare il Traforo di Colombano Romean oppure passare sopra la canaletta d'acqua costeggiando le guglie e arrivare alle Grange Thuille e da qui in breve alla Cima dei Quattro Denti di Chiomonte.. Altra possibilità per arrivare al Pertus è dalla Val Clarea dalle Case Goranda (m. 1000 di dislivello - 3 ore circa) risalendo il Vallone del Tiraculo oppure dalla Borgata Ambournet (prendendo dalla S.S. 24 all'altezza di Exilles il bivio a destra per il Cels. Superata la borgata Morlière si prende la strada sterrata a sinistra che si inoltra nei castagneti; si prosegue fino al fondo della strada che si arresta all'Ambournet dove sorge un antico fortilizio. Dallo spiazzo si prende il sentiero n. 548 che in costante salita sale rapidamente nella lariceta fino all'incrocio col sentiero che proviene da Ramats. Poco dopo si perviene alle Grange Pertuso, e proseguendo per il sentiero si arriva al Traforo di Romean. Una possibilità, organizzandosi con le macchine, è salire dalla Borgata Ambournet oppure dalle Case Goranda e concludere il giro alle Grange della Valle o viceversa.

Un altro bel giro ad anello possibile è risalire fino alla Cima del Vallone per poi proseguire lungo la cresta detritica fino al Passo Clopaca da dove si ridiscende a Grange della Valle (in alcuni tratti non ancora ben segnalato).