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Sentiero quota 2000 – novità 2013!!

SENTIERO QUOTA 2000

Giro ad anello con partenza dal Rifugio Levi-Molinari

Dislivello dal Rifugio: circa m 1.200
Difficoltà: EE
Tempo necessario: 6/6.30 ore
Periodo consigliato: giugno/ottobre

Nel corso della stagione estiva 2012 nell’ambito del progetto P.I.T. Alcotra Le Alte Valli – “La montagna fa sistema” – Progetto Beni Faro, la Comunità Montana Val Susa e Val Sangone ha incaricato il Consorzio Forestale Alta Valle Susa a ripristinare un antico itinerario militare di collegamento tra gli ottocenteschi ricoveri dei Laghi delle Monache – Colle del Galambra e le strutture del Clopaca.

Sicuramente è uno degli itinerari ad anello più belli dell’Alta Val di Susa. Il suo fascino nasce dal passare in un territorio totalmente integro e pochissimo frequentato.

L’ambiente è estremamente selvaggio e favorisce possibili avvistamenti di fauna selvatica.

Questi stessi pregi costituiscono un po’ il limite dell’escursione: il percorso è perfettamente segnalato e messo in sicurezza con una corda fissa nel suo tratto più esposto e quindi l’impegno richiesto è per escursionisti esperti e anche a loro viene suggerita l’attenzione a non lasciare tracce del proprio passaggio e a non arrecare disturbo agli animali che per anni sono stati gli incontrastati frequentatori del luogo.

Lasciato il Rifugio si segue l’itinerario per il lago delle Monache (vedere la descrizione nella pagina). Da qui si sale ancora per il sentiero che porta al Bivacco Sigot e al Passo del Fourneaux fino a deviare a destra seguendo le indicazioni e passando sotto le pareti incombenti del Grande e Piccolo Beuri. Il percorso prosegue con vari sali e scendi fino ad incrociare il sentiero che porta al Colle d’Ambin a quota 2.500 m circa dove è possibile scendere al rifugio oppure proseguire rimontando fino al Passo Clopaca. Da qui si raggiunge infine la conca del Galambra e Grange della Valle.

Il Pertus e i Denti di Chiomonte

Il Pertus e i Denti di Chiomonte
Altezza: m. 1977
Dislivello dal Rifugio: m. 120
Difficoltà: E
Tempo necessario: 2 ore
Periodo consigliato: maggio ottobre
altre escursioni

Forse uno dei più bei tratti del Sentiero Balcone della nostra conca. Presenta un minimo dislivello anche se la passeggiata può essere impegnativa per la sua lunghezza (2 – 2.30 andata). Ottima per una gita di tutta la giornata. Affascinante la “storia-leggenda” del traforo di Colombano Romean interessantissima testimonianza di archeologia industriale con un immane opera di ingegneria idraulica. Scorci panoramici molto belli e verso maggio-giugno possibilità di vedere a poca distanza gli stambecchi mentre a settembre muniti di frontale e stivali si può attraversare il “buco” e sbucare in Val Clarea. Escursione con pochissimo dislivello. Il Pertus è un tunnel lungo circa 500 m, posto a circa m. 2000 di quota sotto la cima dei Quattro Denti di Chiomonte, che serviva a portare l’acqua del Rio Thullie – sul versante a nord nei terreni del Cels e di Ramats – sul versante sud – per l’irrigazione. La storia ci racconta che i terreni dell’indiritto erano sterili, perciò dopo numerose trattative tra gli abitanti di Cels e Ramats, il 3 ottobre del 1504 ci fu la prima convenzione con cui Exilles autorizzava Chiomonte a scavare il tunnel nel proprio territorio . Ma passarono più di venti anni prima che le comunità si accordassero e trovassero una persona disposta a scavare il tunnel. Si dà però per certo però che esistesse già un acquedotto sospeso in legno che aggirava i Quattro Denti, ma era di scarsa portata e richiedeva molte spese di manutenzione inoltre era solo utilizzabile nei mesi estivi. Ecco che allora il 14 ottobre 1526 i lavori di scavo vennero affidati a Colombano Romean, uno scalpellino originario di Chiomonte e abitante in Francia. Di lui si sa che nacque a Ramats, figlio di Giovanni Romean, emigrato per far fortuna a St. Gilles, nella diocesi di Nimes. Venne stabilito che i consorzisti dovevano fornirgli ogni mese di lavoro due semine di segale, una certa quantità di vino, oltre agli attrezzi per lo scavo, punteruoli e scalpelli, un mantice e una certa quantità di carbone. Dovettero inoltre costruirgli presso l’imbocco della galleria una capanna con un letto, una madia, una botte e fornirgli le lanterne per l’illuminazione. Il prezzo del lavoro venne fissato in 5 fiorini e 12 soldi per ogni tesa (m. 1,786) scavata nella roccia. Una delle difficoltà tecniche che dovette affrontare fu quella dell’aerazione dello scavo, l’aria probabilmente veniva immessa a forza con dei tubi di tela – come quelli usati per l’aerazione delle stive delle navi – collegati a un mantice. Il cane di Colombano faceva tutti i giorni la spola con il villaggio della Ramats per portare da mangiare al suo padrone. Colombano Romean impiegò circa 7 anni proseguendo in media di cm. 20 al giorno, ultimando il lavoro nel 1533 e qui la leggenda si intreccia con la storia. Si dice infatti che quasi al termine dei lavori, per evitare l’esborso dei 1.600 fiorini dovuti, pari a 320 scudi (si consideri che il bilancio di Chiomonte alla metà del 1500 si aggirava sui 500 scudi), egli fu avvelenato. Altro finale della storia è che Colombano morì di idropisia a causa dell’umidità e del freddo del suo lavoro sotterraneo sicuramente aiutata dall’amore per i vini che egli ebbe al termine di questo lavoro. Quello che di sicuro è rimasto è questa affascinante galleria lunga circa 500 metri , larga circa un metro e alta circa cm. 170 – 180 di più che ancora oggi fornisce di acqua i pendii del Cels e di Ramats. Se si fa l’escursione nel periodo autunnale, riuscendo ad attraversare la galleria si possono osservare ben visibili i segni dello scalpello nella roccia e ogni tanto delle nicchie che servivano per appoggiarvi le lanterne in modo da poter capire se si proseguiva in maniera corretta lo scavo. Sono inoltre scolpiti visi, croci e persino un giglio del Delfinato. Verso la fine della galleria c’è una targa del 1935 che indica l’anno in cui è stato incementato e ristrutturato quel tratto. Al termine una scala in ferro e un’uscita chiusa con una grata sollevabile con un po’ di forza. E’ comodo volendo percorrere il Pertus risalire il sentiero che porta ai Denti di Chiomonte posto proprio a fianco dell’ingresso per percorrere il buco nel verso si scorrimento dell’acqua, così da controllare il suo livello e per non faticare troppo per sollevare la grata metallica. Il sentiero-balcone inizia alle Grange della Valle. Si passa vicino alla cappelleta e si attraversa il paese seguendo il sentiero mezzacosta. Bisogna quindi imboccare il sentiero che si inoltra nella lariceta nei pressi di una casa addossata ad un grosso masso. Da qui si prosegue lungo una lariceta per un sentiero ben segnato fino a raggiungere le Grange di Clot di Brun dove ci si può rifornire di acqua. Dalle Grange si prosegue lungo il sentiero sempre ben segnalato continuando il traverso-belvedere che ci permette di ammirare il Forte di Exilles e la Valle di Susa. Sempre a mezzacosta, con salita lieve costante si taglia il vallone erboso sotto la Cima del Vallone. Con un po’ di fortuna ad inizio stagione maggio-giugno è facile ammirare nel tratto denominato Javelle gli stambecchi. Costeggiando gli affascinanti Denti di Chiomonte – torrioni di varia forma e dimensioni di ottima roccia calcarea si arriva in breve si arriva all’imbocco del Pertus. Unica accortezza è un po’ di attenzione in questo tratto di sentiero per non scivolare lungo i traversi erbosi. Da qui se si è attrezzati e se è la giusta stagione si può attraversare il Traforo di Colombano Romean oppure passare sopra la canaletta d’acqua costeggiando le guglie e arrivare alle Grange Thuille e da qui in breve alla Cima dei Quattro Denti di Chiomonte.. Altra possibilità per arrivare al Pertus è dalla Val Clarea dalle Case Goranda (m. 1000 di dislivello – 3 ore circa) risalendo il Vallone del Tiraculo oppure dalla Borgata Ambournet (prendendo dalla S.S. 24 all’altezza di Exilles il bivio a destra per il Cels. Superata la borgata Morlière si prende la strada sterrata a sinistra che si inoltra nei castagneti; si prosegue fino al fondo della strada che si arresta all’Ambournet dove sorge un antico fortilizio. Dallo spiazzo si prende il sentiero n. 548 che in costante salita sale rapidamente nella lariceta fino all’incrocio col sentiero che proviene da Ramats. Poco dopo si perviene alle Grange Pertuso, e proseguendo per il sentiero si arriva al Traforo di Romean. Una possibilità, organizzandosi con le macchine, è salire dalla Borgata Ambournet oppure dalle Case Goranda e concludere il giro alle Grange della Valle o viceversa.
Un altro bel giro ad anello possibile è risalire fino alla Cima del Vallone per poi proseguire lungo la cresta detritica fino al Passo Clopaca da dove si ridiscende a Grange della Valle (in alcuni tratti non ancora ben segnalato).

Passo Clopaca

Passo Clopaca
Altezza: m. 2750
Dislivello dal Rifugio: 900
Difficoltà: E
Tempo necessario: 2- 2,30 ore
Periodo consigliato: maggio ottobre
altre escursioni

Leggera depressione sulla cresta spartiacque tra la Val Clarea e il Vallone del Galambra. Offre degli interessanti scorci panoramici. Rappresenta una delle vie di salita al monte Niblè ed è un punto di passaggio per raggiungere il Rifugio Vaccarone. Dal posteggio del Rifugio si ritorna per circa m. 200 in direzione Grange della Valle e da qui seguendo l’indicazione per il Rifugio Vaccarone inizia sulla sinistra una mulattiera. A breve si raggiunge una alpeggio e da qui si prosegue per una mulattiera ex militare raggiungendo una conca di pascoli con una Fontana di San Giovanni (m. 2055). Proseguendo si incontra un’altra piccola sorgente a m. 2480 circa e continuando la mulattiera inizia una lunga diagonale a destra fra il Monte Niblè e il Monte Clopaca costeggiando i ruderi di una casermetta. Si sale un breve tratto della cresta e si giunge al Passo Clopaca da dove la mulattiera inizia la discesa verso la Val Clarea.
Discesa: lungo l’itinerario di salita.

Monte Ambin

Massiccio Ambin-Niblè dal Piccolo Moncenisio

Monte Ambin
Altezza: m. 3264
Dislivello dal Rifugio: m. 1414
Difficoltà: EE
Tempo necessario: 3,30 ore
Periodo consigliato: giugno ottobre
altre escursioni

Vetta poco pronunciata dello spartiacque principale tra la punta Sommeiller ed il Colle d’Ambin. Viene salito normalmente insieme alla Punta Sommeiller. La sua parete nord è una delle poche salite di ghiaccio delle Alpi Cozie Settentrionali. Dal Col d’Ambin si risale l’evidente cresta detritica che unisce il colle col la punta del Sommellier senza un itinerario ben definito, evitando i salti di roccia. Per effettuare l’ascensione della parete nord dal colle, o dal bivacco, si scende sul ghiacciaio della Rudelagnera ( 45 min) per poi iniziare la salita senza percorso obbligato. Il primo tratto è il più verticale e in presenza di ghiaccio vivo può essere utile la tecnica della piolet traction, poi la pendenza si assesta sui 40 gradi fino alla vetta ( 2 ore).
Discesa: si può scendere verso il colle d’Ambin per cresta prestando attenzione ai salti di roccia oppure raggiungere la vicina vetta del Sommellier e scendere dal vallone del Galambra.

Monte Niblè

Niblè / Ferrand
Altezza: m. 3.365 / 3345
Dislivello dal Rifugio:m. 1785
Difficoltà: F+
Tempo necessario: 5 ore
Periodo consigliato:
Attrezzatura consigliata: piccozza e ramponi
altre escursioni

Sicuramente una delle più impegnative escursioni della conca. Il ghiacciaio del Niblè sulle carte francesi è chiamato Pointe de Ferrand, mentre la punta Ferrand è chiamata Pointe Niblè e anche le quote sono invertite. Il suo nome (in patois neble) significa nebbia o nuvola. In vetta al Niblè c’è una croce e dalla sua cima la vista in una bella giornata va dalla Vanoise al Rocciamelone, dall’Assietta allo Chaberton, dal lontano gruppo Des Ecrins ai vicini ghiacciai Galambra e i Fourneaux e il Sommeiller. La cima fu raggiunta nel 1873 dal famoso W.A.B. Coolidge che con sua sorpresa trovò un ometto di uno scalatore rimasto ignoto. Dal posteggio superando la sbarra è necessario proseguire sulla strada sterrata che subito poco dopo diventa sentiero risalendo il vallone in direzione del colle che si apre davanti (Col d’Ambin). Bisogna quindi risalire il vallone tenendosi sulla sinistra orografica. Attraversato il Pian delle Marmotte si prosegue lungo il pendio meridionale del Colle d’Ambin con ripidi tornanti fino verso i 2.700 m. A questo punto si lascia la traccia del sentiero che conduce al vero Colle d’Ambin e si piega invece a destra per raggiungere un canale detritico che conduce ad un altro intaglio – il Colle d’Ambin Est (m. 2921.) nei pressi del quale si trova il Bivacco W. Blais (3 ore) Questa parte lungo il canalone, pur essendo un buon sentiero, se ancora innevato richiede prudenza in quanto molto ripido. Dal Colle si segue la cresta OSO, detritica e con tracce di sentiero, finché si arriva ad un evidente salto verticale. Portandosi a sinistra, sul versante francese, si abborda il ghiacciaio Ferrand, che si sale fino a quando diventa comodo ritornare sulla cresta. Si continua per quest’ ultima, costituita da sfasciumi e roccette, senza incontrare difficoltà fino alla vetta del Niblè (1,30 ora). Volendo è possibile proseguire fino alla Punta Ferrand: l’itinerario (F+) scende al colletto a quota 3.295, aggirando sul Glacier du Ferrand due torrioni isolati. Dal colletto si risale quindi la cresta sud ovest fino alla vetta della Punta Ferrand m. 3348 (0,45 ore) A seconda dell’innevamento bisogna valutare se risalire direttamente sul ghiacciaio oppure tenersi a destra del ghiacciaio proseguendo sugli sfasciumi.
Discesa: lungo l’itinerario di salita oppure in traversata (5 ore). Scendere il ghiacciao spostandosi gradualmente verso destra fino ad uno sperone di roccia che scende dalla cima Ferrand oltrepassarlo e puntare al Colle Sud dell’Agnello (m. 3.090) da qui dapprima per un canalone di sfasciumi e poi per tracce di sentiero fino al Rifugio Vaccarone (m. 2741) Dal Vaccarone c’è un buon sentiero pressoché pianeggiante, in direzione sud, che costeggiando alla base il versante Est della Punta Ferrand e del Monte Niblè ci conduce al passo Clopaca (m. 2.750). Da qui un sentiero a tornanti, dapprima su prati ripidi e poi nel bosco, ci riporta ai posteggi nei pressi del Rifugio Levi-Molinari.

Bivacco Blais – Lago d’Ambin

Bivacco Walter Blais / Colle d’Ambin /Lago d’Ambin
Altezza: m. 2856-2870-2600
Dislivello dal Rifugio: m. 1020
Difficoltà: E- EE ad inizio stagione
Tempo necessario: 2 ore -2,30 fino al lago
Periodo consigliato: luglio ottobre
altre escursioni

Il Colle d’Ambin sebbene non fosse agevole per il passaggio delle truppe in quanto impervio e impraticabile per diversi mesi l’anno, servì da collegamento rapido tra Exilles e Bramans, centri di grande importanza militare. Esso venne utilizzato dai portaordini romani che con rapidità si dovevano collegare con la mutationem della Valle dell’Arc (la valle di Modane). Ma oltre ad un “uso” militare esso fu passaggio per i valligiani di Exilles che stipulavano scambi, molti dei quali di bestiame, con i valligiani d’oltralpe. Le notizie storiche ci raccontano inoltre che i muratori di San Colombano emigravano clandestinamente attraverso questo passo e che esso fu passaggio per contrabbando di sale e di tele alla fine dell’ottocento. Ci sono notizie di un intero gregge di pecore che fu trafugato e portato in Francia attraverso il Colle d’Ambin. Esso fu anche transito “religioso”. Vi era infatti il pellegrinaggio dei parrocchiani di Exilles alla chiesa della Madonna del Charmé, nei pressi di Modane. Questa tradizione durò fino alla fine del XVIII secolo e fino al 1600 era frequente che il padre di un bambino nato morto lo portasse al Santuario della Madonna dove il sacerdote celebrava il battesimo. Con la dichiarazione dell’avvenuto battesimo il parroco di Exilles, anziché al cimitero esterno poteva dare sepoltura alla salma all’interno della chiesa parrocchiale. Dopo le casermette diroccate si prosegue sul sentiero sulla sinistra orografica tra ampi pascoli ed enormi massi oggi utilizzati per la pratica del Boulder. Giunti al Roc del Colle (m. 2371) ci si può rifornire di acqua alla fontana e proseguire fino alle “Rocce Nere” così chiamate. Di qui il sentiero diventa franoso e ripido e si inoltra in un canalino dove in stagioni fredde possono sussistere placche di neve. Senza difficoltà si giunge al Bivacco Blais, un ambiente tipicamente glaciale. Da qui si apre un anfiteatro di nevai ormai regrediti che terminano nel Lac du Fond d’Ambin che sgela generalmente a fine luglio. Dal colle Ambin si può scendere agevolmente verso ONO sul versante francese e raggiungere il laghetto.
Discesa: lungo l’itinerario di salita

il Bivacco Blais

Punta Sommeiller

 

Punta Sommeiller
Altezza: m. 3333
Dislivello dal Rifugio:m. 1483
Difficoltà: E
Tempo necessario: 5 ore
Periodo consigliato: luglio ottobre
altre escursioni

Il nome ricorda Germano Sommeiller, l’ingegnere che diresse e progetto il lavori per il traforo ferroviario del Frejus. E’ una delle vette più ambite della Val di Susa, raggiunge i m. 3333 di quota ed è inserita in uno splendido contesto roccioso e glaciale nonostante il ghiacciaio omonimo si sia di molto ridotto. La cima rientra nell’elenco delle punte più ambite della Valle di Susa questo perchè è inserita in un bellissimo contesto roccioso e glaciale e la sua salita al versante sud è relativamente semplice, anche ad inizio stagione quando troviamo molta neve nei canaloni, in quanto i pendii non sono ripidi. Pur essendo una delle più importanti cime della valle la punta Sommeiller rimane nascosta e la sua mole non è visibile da nessun luogo del fondovalle. Il sentiero ben segnalato (la prima parte ha la segnaletica del sentiero-balcone) parte proprio dietro al Rifugio, attraversando dapprima un boschetto di larici e proseguendo sulla sinistra con una serie di tornanti al margine di una bastionata rocciosa al termine dei quali è visibile la “Croce del Finanziere” (chiamata così in ricordo di una Guardia alla Frontiera lì morta). Proseguendo per il sentiero la cui pendenza si addolcisce si attraversano magri pascoli e pietraie si arriva al Clot delle Selle e a questo punto bisogna – seguendo l’indicazione per il Lago delle Monache – proseguire a destra. Da qui si procede in una specie di vallone, si supera una sella e si arriva al Lago delle Monache (m. 2568). Si passa quindi sul colletto a sinistra della cima e poi si scende leggermente per attraversare il Vallone di Galambra e risalire l’opposto versante, passando sotto le rocce del Gros Beuri e ritornando verso il fondo del vallone. Non bisogna puntare verso i passi dei Fourneaux ma seguendo la dorsale sinistra oppure i pendii a destra, si raggiunge la vetta del Sommeiller ben identificata da un pilastrino in pietre recante un punto topografico.
Discesa: lungo l’itinerario di salita oppure in traversata fino a Bardonecchia
(per dettagli vedere la pagina dei trekking)

Cime del Fourneaux

Colle del Fourneaux visto dal Lago Galambra - Foto Marco Pognant

Cime del Fourneaux
Altezza:m. 3154 / 3110 / 3059
Dislivello dal Rifugio: m. 1314
Difficoltà: E –EE (ultimo tratto in cresta)
Tempo necessario: 4 ore
Periodo consigliato:luglio ottobre
altre escursioni

Il sentiero ben segnalato (la prima parte ha la segnaletica del sentiero-balcone) parte proprio dietro al Rifugio, attraversando dapprima un boschetto di larici e proseguendo sulla sinistra con una serie di tornanti al margine di una bastionata rocciosa al termine dei quali è visibile la “Croce del Finanziere” (chiamata così in ricordo di una Guardia alla Frontiera lì morta). Proseguendo per il sentiero la cui pendenza si addolcisce si attraversano magri pascoli e pietraie si arriva al Clot delle Selle e a questo punto bisogna – seguendo l’indicazione per il Lago delle Monache – proseguire a destra. Da qui si procede in una specie di vallone, si supera una sella e si arriva al Lago delle Monache (m. 2568). Si passa quindi sul colletto a sinistra della cima e poi si scende leggermente per attraversare il Vallone di Galambra e risalire l’opposto versante, passando sotto le rocce del Gros Beuri e ritornando verso il fondo del vallone. Ci si tiene quindi sulla destra e si raggiungono le tre cime in linea sulla cresta detritica (Cima Meridionale m. 3059, Cima Centrale m. 3110, Cima Settentrionale m. 3154) . Volendo si può proseguire lungo la cresta per raggiungere senza difficoltà la vetta del Sommellier.
Discesa: lungo l’itinerario di salita.

Cima del Vallonetto

Cima del Vallonetto / Roc Peirous ( o Truc Peyron)
Altezza: m. 3222 / 3189
Dislivello dal Rifugio: m. 1372
Difficoltà: E – EE ultimo tratto
Tempo necessario: 4-4,30 ore
Periodo consigliato: giugno – ottobre
altre escursioni

Il percorso che porta alla Cima del Vallonetto passando per il Vallone Galambra è sicuramente molto vario e piacevole e permette di raggiungere un punto altamente panoramico. E’ possibile abbinare a questa gita anche la salita del Roc Peirous, vicino e agevole da raggiungere. Il sentiero ben segnalato (la prima parte ha la segnaletica del sentiero-balcone) parte proprio dietro al Rifugio, attraversando dapprima un boschetto di larici e proseguendo sulla sinistra con una serie di tornanti al margine di una bastionata rocciosa al termine dei quali è visibile la “Croce del Finanziere” (chiamata così in ricordo di una Guardia alla Frontiera lì morta). Proseguendo per il sentiero la cui pendenza si addolcisce si attraversano magri pascoli e pietraie si arriva al Clot delle Selle e a questo punto bisogna – seguendo l’indicazione per il Lago delle Monache – proseguire a destra. Da qui si procede in una specie di vallone, si supera una sella e si arriva al Lago delle Monache (m. 2568 ). Si passa quindi sul colletto a sinistra della cima e poi si scende leggermente per attraversare il Vallone di Galambra e risalire l’opposto versante, passando sotto le rocce del Gros Beuri e ritornando verso il fondo del vallone giungendo infine fino alla conca del Lago Galambra (m. 2990) ormai ridotto a causa del ritiro dei ghiacciai. Volendo proseguire fino al passo dal lago si piega leggermente sulla sinistra e, per detriti e nevai, si raggiunge il Passo Galambra (m. 3050 ) situato tra la punta omonima e il Roc Peirous ( o Truc Peyron). Proseguendo sempre tra detriti e nevai si raggiunge il passo del Vallonetto (m. 3166 ), da cui si segue la facile e larga cresta detritica fin sotto la punta Nord-Est. A questo punto bisogna seguire una traccia che taglia il versante Sud-Est proprio sotto i torrioni della cresta. Giunti ad un intaglio, si sale in direzione Sud-Ovest per rocce rotte fin sul torrione terminale (m. 3222, 45 minuti). Dall’intaglio sotto la punta si arriva in breve al ricovero-bivacco. Dal passo del Vallonetto in pochi minuti si sale la facile cresta Sud-Ovest del Roc Peirous (m. 3189).
Discesa: lungo l’itinerario di salita. Dal Roc Peirous è però più conveniente scendere direttamente al passo Galambra.

Lago Galambra

Lago Galambra / Passo Galambra / Bivacco Sigot
Altezza: m. 3078 / 2972 / 3090
Dislivello dal Rifugio: m. 1240
Difficoltà:E ( inizio stagione probabili nevai nella parte finale)
Tempo necessario: 3-3,30 ore
Periodo consigliato: giugno-ottobre
altre escursioni

Il sentiero ben segnalato (la prima parte ha la segnaletica del sentiero-balcone) parte proprio dietro al Rifugio, attraversando dapprima un boschetto di larici e proseguendo sulla sinistra con una serie di tornanti al margine di una bastionata rocciosa al termine dei quali è visibile la “Croce del Finanziere” (chiamata così in ricordo di una Guardia alla Frontiera lì morta). Proseguendo per il sentiero la cui pendenza si addolcisce si attraversano magri pascoli e pietraie si arriva al Clot delle Selle e a questo punto bisogna – seguendo l’indicazione per il Lago delle Monache – proseguire a destra. Da qui si procede in una specie di vallone, si supera una sella e si arriva al Lago delle Monache (m. 2561) Si passa quindi sul colletto a sinistra della cima e poi si scende leggermente per attraversare il Vallone di Galambra e risalire l’opposto versante, passando sotto le rocce del Gros Beuri e ritornando verso il fondo del vallone giungendo infine fino alla conca del Lago Galambra (m.2990 ) ormai ridotto a causa del ritiro dei ghiacciai. Volendo proseguire fino al passo dal lago si piega leggermente sulla sinistra e, per detriti e nevai,residui del ghiacciaio della Galambra, si raggiunge il Passo Galambra (m. 3050) situato tra la punta omonima e il Roc Peirous ( o Truc Peyron).
Discesa: segue l’itinerario della salita ( è possibile effettuare una traversata fino alle Grange della Val Fredda)